veduta del villaggio fantasma di Papaglionti

Papaglionti (Papas Leontios – Prete Leonzio) è un piccolo centro calabrese situato a circa 460 metri sul livello del mare, posto sul declivio che a nord delimita l’altopiano del monte Poro.

Si tratta di un villaggio medievale fantasma, abbandonato in seguito alla tragica alluvione del 1952 e mai più ripopolato. Attualmente è una frazione del comune di Zungri, in provincia di Vibo Valentia, situato in mezzo ad un superbo bosco di ulivi,  sul  fianco  dello  stretto  vallone  che  si  prolunga fino al mare nel quale discende il ruscello Ceresia.

Papaglionti

Il primo documento ritrovato in cui si fa menzione del feudo di “Papaleonte”, in possesso di tale Georgius De Romania, risale al 1280. In questo periodo accadono due fatti fondamentali per  la formazione del piccolo villaggio: la distruzione di Aramoni ed il lento, inesorabile sprofondamento della città di Mesiano.

 

la Chiesa alla stato attuale

Papaglionti espresse nel campo ecclesiastico un segno di emancipazione e di apertura mediante alcune vocazioni sacerdotali. Nel XVIII secolo la chiesa dedicata a S. Pantaleone – attualmente in stato di completo abbandono e pericolante – viene descritta come molto ricca di quadri, croci in legno dorate, paramenti ecclesiastici molto lavorati ecc.

Papaglionti, all’inizio dell’800, veniva anche citato nel Dizionario Geografico del Giustignani: “villaggio in Calabria, in diocesi di Mileto, abitato da 200 individui”.

Durante il XIX secolo a Papaglionti i Di Francia, signorotti locali,  fecero costruire (esattamente nel 1823) un imponente edificio in stile tardo barocco, una sorta di villa-fortezza, simbolo del loro potere. 

Possedendo la quasi totalità delle terre nella zona, i Di Francia assoggettarono la popolazione locale costringendola a lavorare i loro territori e delineando così una forma di arretratezza sia culturale che tecnologica la quale si perpetuerà nel tempo fino ai giorni nostri.

 

edicola

Osservando l’architettura degli edifici si nota come le tecniche costruttive siano le medesime impiegate nella costruzione degli stabili ottocenteschi.  

Il materiale da costruzione veniva scavato o prodotto in loco da una serie di affioramenti marnoso-arenacei presenti nei dintorni. Difatti, con una pietra arenaria da costruzione – impropriamente chiamata “tufo” – fu costruito la maggior parte dell’edificato. 

panorama da Papaglionti

panorama da Papaglionti

Papaglionti, il cui nome è di origine greco-bizantina, è un luogo che ha conosciuto molte storie e leggende popolari. Una su tutte è quella della “tromba del diavolo“, ove si narra di un antico tesoro nascosto nella “Grotta di Trisulina”- l’antico tempio di Santa Rosalia – scavata nel tufo della collina appena dietro il villaggio. Si tratta di una villa romana ubicata sulla cima di una collinetta a sperone a 499 mt. s.l.m. 

entrata della Grotta di Trisulina

entrata della Grotta di Trisulina

Più comunemente chiamata Grotta della Trisulinarappresenta un’insigne testimonianza della presenza Romana in questa zona della Calabria nel periodo Augusteo. La sua planimetria originale rileva la tipica casa romana, una costruzione di lusso costituita da una massiccia costruzione in muratura dell’epoca dell’Alto Impero Romano. 

Quasi integra si presenta la parte interrata, scavata in roccia arenaria compatta. Questa costruzione offre oggi – quasi integro – un cripto-portico, forse adibito a piscina, diviso in due navate da pilastri rettangolari collegati fra loro da archi. Due volte a botte semi cilindriche coprono le navate. Due scalette laterali, una a due rampe ed una ad una sola rampa, vi danno adito.

I vari avanzi di colonne granitiche attestano lo splendore originario di questa villa e l’importante valenza architettonica.

Grotta di Trisulina

Grotta di Trisulina

Per entrarvi bisogna scendere attraverso un ripido e profondo corridoio oppure percorrere una scalinata angusta. Allo stato attuale il sito non è, purtroppo, fruibile dai visitatori, considerato lo stato di instabilità ed abbandono in cui versa.