ph. Stefania Emmanuele

ph. Stefania Emmanuele

Alle falde del Parco Nazionale del Pollino incastonata fra le rocce, Civita offre uno sguardo d’aquila sulla costa jonica, al cospetto dell’antica Sybaris, da cui dista appena 18 km. In arbresh “Çifti”,“paio o coppia”, che ne spiegherebbe la struttura urbanistica costituita da due rioni, Sant’Antonio e Magazeno; oppure da “qifti”, “aquila”, da cui ne deriverebbe – appunto – la suggestiva denominazione “Nido d’Aquila”.

Fondata intorno al 1476 dagli albanesi, fuggiti dalla loro patria in seguito agli attacchi dell’impero turco, Civita conserva tuttora un’identità bene precisa,  mantenendo nel panorama contemporaneo cultura, tradizioni e lingua arbresh.

Fatta com’è di salitelle e aria salubre, Civita bene si presta ad essere percorsa a piedi, perchi ama aver sane le coronarie e toniche legambe, ma anche per chi ha la buona abitudine di trarre dalla bellezza del paesaggio godimento dei sensi e sanità dello spirito [Stefania Emmanuele]

ph. Stefania Emmanuele

ph. Stefania Emmanuele

Dopo la morte del condottiero albanese Giorgio Castriota Skanderbege, le comunità albanesi fuggirono dalla madre patria, contribuiendo a ripopolare vecchi siti antropizzati e le terre deserte.

Lo fecero conservando la propria identità culturale, non solo attraverso la lingua, i costumi e le tradizioni, ma sopratutto nell’ambiente di vita, strutturato con peculiarità poco difformi a quelle della patria di origine.

Non a caso, la collocazione territoriale della maggior parte degli insediamenti italo-albanesi è pressoché simile tra loro: villaggi arrocati tra le impenetrabili montagne – come i nidi d’aquila – e che si affacciano verso il mare orientale; verso lo Jonio e l’Adriatico.

Per scrutare il sorgere del sole; quel levante dominato dall’Albania, in una sorta di unione spirituale tra i profughi e la madre patria.

Il ponte del Diavolo  ph. S. Emmanuele

Il ponte del Diavolo
ph. S. Emmanuele

Oltre ad essere uno dei Borghi più belli d’Italia, Cività è una comunità dinamica, forte, orgogliosa e determinata a mantenere viva la propria identità. Te ne accorgi passeggiando tra i suoi vicoli o tra i numerosi sentieri naturalistici; chiacchierando con i civitesi, pronti ad accoglierti ed a farti immergere nella loro cultura.

Sono proprio le camminate il miglior modo di scoprire Civita ed il suo mondo di roccia, fatto di timpe, gole e valloni. Come la più famosa Valle del Raganello (dal greco “ragas”, ossia “crepaccio di roccia”), il cui torrente scava un canyon lungo 14 km lungo i territori di Civita e San Lorenzo Bellizzi, prima di sfociare nel Mar Jonio.

Ad unire le due enormi pareti rocciose scavate dal Raganello il famoso Ponte del Diavolo, costruito interamente in pietra dal Demonio, come la leggenda narra.

Un territorio – quello del “Nido d’Aquila” – dalle ricche e varie forme rocciose, prodotte in centinania di milioni di anni dai grandi eventi geologichi. Su tutti il sollevamento del massicio del Pollino, un tempo immerso nell’antico mare della Tetide.

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Tra i vicoli di Civita sono racchiusi importanti esempi di tradizioni edile, come le famose case Kodra, tipiche casette dalla struttura antropomorfa – raffiguranti volti umani – ed i suoi originali comignoli di pietra, segni di ingegneria ed arte espressiva, volti – con il loro aspetto magico e minaccioso – ad allontanare gli spiriti maligni.

Veri e propri capolavori artistici, in grado di resistere alla forza del tempo e dell’imponente vento di tramontana del Pollino.

Case Kodra

Case Kodra

Le case kodra – dedicate ad Ibrahim Kodra, pittore post cubista albanese – rappresentano l’invenzione contemporanea di un linguaggio antico. Vere e proprie abitazioni “parlanti”, le quali esprimono – in maniera esemplare – la funzionalità della vita domestica; le finestre rappresentano gli occhi, la canna fumaria il naso, mentre la bocca è caratterizzata dalla porta d’ingreso di casa o dalla cantina.

A scoprirle nel 2006 fu la guida culturale Stefania Emmanuele, autrice di Camminate Civitesi - testo da cui trae ispirazione e contenuti questo articolo.

Percorrendo a piedi questo villaggio arbresh – tra vicoli, sentieri naturalistici e mulattiere, ci si addentra nel suo genius loci; innamorandosi di Civita e della sua atmosfera.


Ho continuato a camminare a Civita, riscoprendo luoghi e vedute vissuti nella mia infanzia; dove camminando ho capito come misento e dove alla fine di ogni camminata mi ritrovo [Stefania Emmanuele - Camminate Civitesi]

ph. Stefania Emmanuele

ph. Stefania Emmanuele

Un particolare ringraziamento a Stefania Emmanuele (testo e foto) ed Antonio Lobello (video drone)